26 giugno 2020, Oxford Library n.14

Per essere sempre vicini a chi ha passioni comuni alle nostre.
Aspetti di Storia dell’Arte a cura di Silvana Cincotti, Storico dell’Arte ed Egittologa.
Riflessioni di Egittologia e Filologia Egizia a cura di Livio Secco.

I titoli di Oxford Library n.14

  • Bere un quadro del Bellini, assaggiare una tela del Carpaccio
    Giuseppe Cipriani, veronese nato nel 1900, forse è un nome che vi dirà poco e probabilmente la vostra memoria dovrà scavare un po’ prima di trovare qualche indizio utile. Qualche aiuto potrebbero essere “Venezia”, “primi anni del secolo scorso” e “Bellini”.
    Giuseppe Cipriani fu il fondatore dell’Harry’s Bar, famoso locale di Venezia, aperto ancora oggi, situato vicino Pazza San Marco.
  • I segreti dell’oro bianco di Meissen
    Nel XVII secolo la porcellana orientale era un prezioso prodotto di importazione, fornito per lo più dalla Compagnia delle Indie Orientali, che ne aveva stabilito il commercio nella città di Delfit.
    Le porcellane cinesi e giapponesi erano considerate in Europa uno status symbol di ricchezza, importanza e gusto raffinato.
  • Roma: gradite un bicchiere d’acqua? Anno Domini 600
    La Storia insegna che l’acqua è un bene prezioso, talvolta in grado di sovvertire una guerra. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente vide l’inizio della graduale distruzione dei celebri acquedotti romani; i primi danneggiamenti furono legati alle calate dei barbari, i Visigoti di Alarico nel 410 d.C, i Vandali di Genserico nel 455 e gli Eruli di Odoacre nel 476.
  • Civiltà, un insieme di Civiltà
    In Sicilia, la presenza araba venne sostituita dal potere cristiano per azione di Ruggero d’Altavilla, che conquistò prima Messina nel 1061 e successivamente Palermo circa dieci anni dopo. Durante la dominazione normanna, grazie alla tolleranza di Ruggero II, re di Sicilia tra il 1130 e il 1154, la Sicilia divenne il centro di una cultura se vogliamo molto moderna, un mix di mondo arabo e cristiano che riusciva a fondere armoniosamente le correnti bizantine e musulmane.
  • Qualcosa di Kha e Meryt
    Ritornare a visitare il Museo Egizio di Torino non è replicare una visita museale già fatta. La suggestione che mi evoca è sempre quella della prima volta e quindi si tratta di un fascino che si attualizza costantemente.
    La Fondazione fa del suo meglio per presentare una collezione sempre diversa nei temi e negli approfondimenti. Questo permette all’appassionato di replicare le proprie visite perché sa che troverà, ogni volta, qualcosa di nuovo che non aveva ancora visto.